La polizia tedesca ha arrestato due cittadini bulgari dopo un attacco incendiario con bottiglie molotov avvenuto a Monaco il 3 settembre contro un cantiere situato davanti alla sede della società tecnologica Rohde & Schwarz, che gestisce anche importanti commesse militari. Sono stati arrestati una donna di 28 anni e un uomo di 38 anni, entrambi cittadini bulgari.
La segnalazione è arrivata da un testimone, che ha riferito di aver visto degli ordigni incendiari lanciati da un’automobile nella zona di Berg am Laim. Uno di essi è esploso vicino ad alcuni container di cantiere davanti alla sede dell’azienda. La pattuglia della polizia arrivata sul posto ha rapidamente domato l’incendio. I danni materiali sono stati lievi e non ci sono stati feriti.
Sul luogo è stato trovato anche un secondo ordigno incendiario, che non era esploso. Gli specialisti della polizia criminale bavarese lo hanno neutralizzato, mentre l’area è stata isolata. L’obiettivo, il metodo e i passaporti rientrano in uno schema che l’Europa ormai conosce.
Rohde & Schwarz non è un magazzino qualsiasi. L’azienda produce sistemi radio resistenti alle interferenze, sistemi di comunicazione classificati e strumenti informatici per governi e forze armate. La sua sede di Monaco rappresenta il nucleo di ricerca del gruppo.
In una settimana nella quale Berlino ha già accusato la Russia di essere coinvolta in un complotto con droni all’aeroporto di Lipsia, il tentativo di incendiare un’azienda che contribuisce alla digitalizzazione delle forze terrestri tedesche non è una curiosità. È un’ipotesi che deve essere verificata e un promemoria del fatto che gli autori non saranno necessariamente russi muniti di passaporti diplomatici.
Un catalogo, non una coincidenza
Il coinvolgimento di cittadini bulgari nelle operazioni ibride russe sta diventando una tradizione. Nel Regno Unito, sei cittadini bulgari sono stati condannati al carcere nel 2025. Il gruppo aveva svolto, su incarico dei servizi segreti russi, missioni di sorveglianza nel Regno Unito e in Europa, prendendo di mira giornalisti, dissidenti russi, figure politiche e militari ucraini.
Il leader del gruppo, il 47enne Orlin Roussev, ha ricevuto una condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere, a fronte di una pena massima prevista di 14 anni. Roussev era coinvolto in tutte e sei le operazioni di spionaggio accertate durante il processo, impartiva istruzioni agli altri membri del gruppo e riceveva compensi finanziari significativi.
Questi bulgari non erano immigrati clandestini, ma estetisti, tecnici di laboratorio, decoratori: subappaltatori pagati per svolgere attività di spionaggio.
Quattro cittadini bulgari sono stati condannati a pene detentive effettive da un tribunale di Parigi il 31 ottobre 2025 per atti di vandalismo e profanazione del Memoriale dell’Olocausto, attraverso la realizzazione di disegni raffiguranti mani rosse. Un’operazione dei servizi segreti francesi aveva scoperto un piano russo concepito per apparire come una reazione alla guerra di Gaza.
Il caso delle bare sotto la Torre Eiffel, nel giugno 2024, rappresenta un altro episodio chiave avvenuto a Parigi, strettamente legato a cittadini bulgari e oggetto di un’indagine per una possibile ingerenza ibrida russa.
La mattina presto del 1° giugno 2024, ai piedi della Torre Eiffel furono lasciate cinque bare di legno vuote, a grandezza naturale, coperte da bandiere francesi. Sulle bare era stata apposta la scritta: “Soldati francesi morti in Ucraina”. L’autista del furgone che aveva trasportato le bare era un cittadino bulgaro. Fu arrestato poco dopo l’azione insieme ad altri due complici – un tedesco e un ucraino – che avrebbero dovuto aiutarlo a scaricarle.
Nulla di tutto questo dimostra che la coppia di Monaco lavori per Mosca. Dimostra però perché ora un procuratore bavarese si chiederà chi abbia pagato la benzina.
Perché l’Europa orientale, perché proprio ora?
Dopo il febbraio 2022, l’Europa ha fatto l’unica cosa che ostacolava davvero i servizi segreti sovietici e russi: ha espulso gli ufficiali dell’intelligence.
L’MI5 ha stimato in circa 750 il numero di diplomatici russi e presunti agenti dell’intelligence espulsi dall’intero continente tra il 2022 e il 2024. Le ambasciate si sono ridimensionate. Le residenze utilizzate legalmente dagli agenti sono scomparse. I professionisti che pianificavano le operazioni dai consolati di Vienna, Bruxelles e Berlino hanno perso la loro copertura.
I servizi si sono adattati. Il modello sostitutivo è brutto ed efficace. Reclutamento attraverso Telegram. Offerte da 1.500 a 10.000 euro per una “operazione semplice”: fotografare un obiettivo, incendiare un container, dipingere un muro, lasciare degli oggetti di scena.
Vengono preferite persone che possono muoversi nell’area Schengen senza problemi di visto: cittadini dell’Unione europea provenienti da Bulgaria e Romania, residenti in Moldova e Serbia, ucraini e bielorussi in possesso di documenti regolari, chiunque abbia debiti e voglia di viaggiare, agire e andarsene.
Questa attività ha raggiunto 151 casi dopo l’invasione su larga scala; una parte consistente delle persone reclutate non era residente nel Paese preso di mira. Erano persone abituate a spostarsi.
La Bulgaria rientra in questo elenco per una ragione strutturale, non culturale: un passaporto comunitario, viaggi economici, una grande diaspora, competenze linguistiche e una politica interna nella quale una parte dell’élite continua a considerare il “braccio russo” un insulto, anziché un’ipotesi concreta da prendere in considerazione.
L’azione è facile da negare e usa-e-getta. Un agente del GRU sorpreso con un detonatore è un casus belli. Un 28enne balcanico fermato con una molotov è una semplice vicenda criminale.
Anche il fallimento può valere la pena. Gli arresti producono titoli sui giornali, mettono sotto pressione la polizia e alimentano la sensazione che l’Europa sia pericolosa a causa dei migranti, dell’Ucraina o della propria stessa paura.
Mosca non ha bisogno dell’incendio per conquistare l’edificio. Ha bisogno che l’incendio venga mostrato in televisione.
La Germania è la piastra a pressione
Gli ultimi giorni in Germania – Lipsia, un’esplosione in una stazione ferroviaria e ora Monaco – vengono interpretati a Varsavia come il momento in cui la guerra ibrida ha smesso di essere una “seccatura su internet”.
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha detto ai suoi omologhi riuniti a Gymnich che ormai si parla di incendi dolosi e squadre incaricate di omicidi e che altri diplomatici russi devono andarsene.
Questo è il vecchio arsenale. Il nuovo arsenale è già passato attraverso la porta di Schengen. Si può chiudere un consolato. Non si può chiudere ogni autobus economico proveniente da Sofia.
Per Sofia, il dossier non è più qualcosa che riguarda altri Paesi. La redazione partner “Sega” ha segnalato giovedì (3 settembre) gli arresti di Monaco. Le condanne nel Regno Unito, quelle di Parigi e il caso delle bare hanno già portato nomi bulgari nei tribunali europei.
Se la Baviera individuerà il mandante, la questione per lo Stato bulgaro non sarà se il suo popolo sia composta da santi. Sarà se il controspionaggio bulgaro, la DANS, e la procura considerino il reclutamento di cittadini come un problema di sicurezza nazionale oppure come una sfortuna che capita all’estero.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicati su EUAlive.bg disponibile qui.

